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Visualizzazione dei post da Novembre, 2017

SENZA FRENI!!!

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Mia figlia (2010) è senza freni! L’abbiamo fatta senza freni! E se la strada fosse in salita chi se ne frega se è senza freni, ma lei viaggia sempre su strade in discesa. Ripide. Piene di curve. Anzi le curve lei non le vede ci passa sopra, rettifica.
Come si fa a  montare dei freni ad una bambina?“Che cosa stai scrivendo?!?” vi chiederete. Bella domanda, da che parte inizio? Vediamo se riesco a spiegarvi com'è 2010.

2010 quando decide di fare qualcosa, la pensa in 1 secondo e la vuole realizzare in 1 secondo. Pretende che in casa ci siano tutti i materiali presenti in un negozio di Bricolage. E se la cosa non gli riesce inizia…...la fine.

E questo succede solo a casa, perché a scuola è bravissima (e ne sono contento, non fraintendiamo). Ma che differenza c'è tra casa e scuola???
Tutto è prontoBeh, semplice. A scuola un maestro(a) ha pensato il giorno prima cosa far fare ai bambini, ha comprato tutto l’occorrente, lo ha portato nell'aula di arte, lo ha messo ben bene in ordine…

L’EVOLUZIONE DELLA TAVOLA

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Oggi vi parlo di come si è evoluto il momento del mangiare a tavola con la nascita rispettivamente di 2010, 2013 e 2016.
A tavola in coppiaI momenti a tavola erano quelli dove si parlava, si facevano progetti, ci si rilassava. Sederci a tavola è sempre stato un rito di convivialità. Un momento sereno senza fretta. E poi ci è sempre piaciuto cucinare.
A tavola in treCon la nascita di 2010, le cose sono iniziate a cambiare. Mi ricordo ancora che appena ci sedevamo a mangiare 2010 iniziava a piangere, perché aveva fame. I primi mesi l’allattamento non è stato facile, e quindi capitava che si rimandava il pranzo (o la cena) alla fase nanna. Poi con l’inizio dello svezzamento abbiamo sempre cercato di mangiare insieme. Me lo ricordo lo svezzamento, pieno di regole. Oggi mangi questo, domani quello, etc. 2010 era diventata bravissima, mangiava di tutto con le posatine e poi…..è arrivato il nido. Quando l’esempio non porta grandi risultati. Magicamente le verdure non erano più buone, si mangia…

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro ledonne

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Care bimbe, oggi 25.11.2017 è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Perché, vi chiederete voi, c’é un giorno per eliminare la violenza? Non ci deve essere la violenza!

Avete ragione la violenza non ci deve essere , o meglio non ci dovrebbe essere.

Sfortunatamente la violenza esiste e chi la subisce sono i più deboli. Ma la cosa ancora più brutta che questa violenza passa inosservata, o addirittura viene giustificata.

Ricordatevi sempre che la violenza, in tutte le sue forme, è sempre grave ed ingiustificabile.

Oggi siete bambine, domani sarete ragazze e poi donne, ma una cosa importante siete e sarete sempre voi stesse. Siate sempre coraggiose e cercate sempre di proteggere il vostro essere. Non ascoltate mai qualcuno che vi dice “voi non potete”, “voi non siete capaci”, “senza di me non siete nessuno”.

Ricordatevi sempre di essere sincere con voi stesse, ascoltate sempre il vostro cuore, lui non sbaglia mai.

E se nel vostro cammino incontrerete la vio…

IL PAPÀ (MA ANCHE LA MAMMA) È UN ATLETA

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Non fatevi ingannare dal titolo, io non sono un atleta (e nemmeno il mio amore), faccio sport, ma non sono un atleta. Quello però che posso raccontarvi è che i papà (ed anche le mamme) sono come gli atleti, hanno bisogno di allenamento. La cosa però che differenzia il papà da un atleta è che il traguardo cambia sempre ed è fissato dalla crescita dei figli (delle figlie)
ALLENAMENTO
Io o tre figlie, 2010, 2013 e 2016 (ogni 3 anni abbiamo aggiunto un componente alla squadra "famiglia") e mi sono accorto quanto sia importante l’allenamento. Con la prima figlia, un papà si ritrova in una situazione paragonabile a fare il Mortirolo in bici dopo essersi allenato con la Playstation. Allora il papà inizia ad allenarsi, giorno dopo giorno. Quando è ormai pronto a fare il Mortirolo, parte, arriva in cima e…..si accorge che la salita non è finita ma continua, continua, continua.
TRAGUARDI....MA QUANTI SONO???Ecco con la prima figlia ogni volta che ero pronto, che avevo capito come funzion…

SOPPORTARE O SUPPORTARE

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Sopportare o supportare, quanta differenza fa una vocale. Io tendenzialmente tendo a sopportare, ad essere accondiscendente, a far “buon viso a cattiva sorte”. È molto più semplice, si appianano le divergenze, si accontenta chi ti sta vicino e si va avanti.
RISPETTARE CHI TI E' VICINOQuesta soluzione può andare bene fintanto che sei un giovane single, quando invece hai moglie e tre figlie non porta a niente, anzi ti porta ad annullarti completamente e peggio ancora a non rispettare i componenti della famiglia. Se devi essere accondiscendente con 4 persone, non hai più tempo per te, e questo alla lunga pesa come un macigno e logora i rapporti familiari.
SUPPORTARESupportare è molto più difficile. Io devo ancora imparare a supportare, e devo ammetterlo non sono bravo. Per troppi anni ho affinato l’accondiscendenza. Ed essere accondiscendente non significa supportare. Per supportare bisogna ascoltare. Entra in gioco la fiducia ed il rispetto reciproco. Credere nella persona che si ha v…

LA FORZA DI UNA CAREZZA

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I vestiti sono un punto di scontro. Vivendo con 4 donne per un uomo è impossibile capire il motivo per cui i vestiti siano così importanti. Io mi sveglio, apro l’armadio e prendo le prime cose che trovo. Loro si svegliano, aprono l’armadio e dopo averlo svuotato dicono “...non ho neanche un vestito da mettere…”. Per fortuna 2016 ancora non dice niente, però 2013 e 2010 sono già sulla buona strada.
LA PERFEZIONE
Specialmente 2010 che è la più grande. Per uscire di casa bisogna essere perfetti. Il mattino, quindi è sempre una gran confusione sceglierei i vestiti. Il mio amore ha già fissato la regola che i vestiti si scelgono la sera prima. Ma spesso il mattino i vestiti della sera prima non vanno più bene. Un giorno 2010 dopo aver scelto il vestito che voleva non trovava le calze giuste, anzi le calze le aveva trovate ma erano ancora bagnate (non tutto si può mettere in asciugatrice). Nonostante il termosifone le calze non si sono asciugate per tempo, risultato “...dai cambiati, mettiti …

ASCOLTA CAMBIANDO PROSPETTIVA

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Qualche giorno fa 2010 è partita per la tangente iniziando un capriccio enorme. Visto che la cosa stava degenerando e la pazienza era oramai esaurita il mio amore ha avuto la bella idea di filmarla. Qualche giorno dopo ha ritrovato il filmato del capriccio e lo abbiamo rivisto.
CAMBIANDO PROSPETTIVAQuello che sembrava un capriccio enorme, una situazione che degenerava, in realtà, cambiando prospettiva era un semplice e banale capriccio. In altri articoli avevo già parlato, come lo stato d’animo ed i pensieri che hai già nella testa, di condizionano sia nell'ascoltare, sia nel gestire una data situazione. Aver rivisto il filmato mi ha fatto capire come il contesto emotivo sia fondamentale nella gestione dei rapporti familiare e non.
CAMBIARE IL PUNTO DI VISTAIn passato ho avuto la fortuna di partecipare a qualche incontro sulla genitorialità con una bravissima psicoterapeuta. In uno di questi incontri aveva raccontato come il semplice cambiare il posto in cui ci si siede abitualmente…

TI HO BENE

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Che bello quando le mie bimbe mi dicono “ ti ho bene ”. Eh si, non mi dicono "ti voglio bene", ma “ ti ho bene ” (ne avevo parlato in un altro articolo) e non ho intenzione di correggerle. In questo post voglio spiegare, perché usano questa forma così strana e grammaticalmente sbagliata. La risposta è semplice, perché alla mamma dicono “ich hab dich Lieb”. Con il papà fanno una semplice traduzione parola per parola ed hanno coniato la frase “ti ho bene”.
TI HO BENE Beh potrei correggerle, direte voi, ma quella frase mi piace moltissimo e vi spiego il perché. In italiano si dice "ti voglio bene", che utilizza il verbo volere, mentre in tedesco si dice “ich hab dich Lieb”, che utilizza il verbo avere (haben). Il verbo volere significa “Tendere con decisione, o anche soltanto con il desiderio, a fare o conseguire qualche cosa (http://www.treccani.it/vocabolario/volere2/)". Il verbo avere significa “Esprime fondamentalmente l’idea del possesso, in senso proprio e …

ASCOLTARE UN SALUTO /2

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“Non voglio andare all'asilo”, dice 2013 a bassa voce, “la mamma ha detto solo due volte”, mi dice facendomi vedere due ditina. Dopo un po' riesco a convincerla ad entrare. Quando vado a prenderla mi dice: “Ma la mamma aveva detto solo due volte”. Io non capisco e gli spiego che all'asilo impara un sacco di cose belle e bla bla bla e le solite cose che si dicono ai bimbi. Arriviamo a casa e subito dice alla mamma: “avevi detto solo due volte” facendo vedere le due ditine. Ed allora la mamma gli risponde “no due volte, ti ho detto che devi andare ancora due anni prima di poter andare a scuola come 2010”, facendogli vedere le sue due dita. Ahhh ecco cosa voleva dire 2013.

COMUNICARE CON LE GIUSTE PAROLEQuesto piccolo episodio mi ha fatto capire che i bambini ascolta molto bene (anche se non sembra) il problema in caso è che non capiscono tutta la frase, o il significato di alcune parole. 2013 infatti aveva ascoltato bene la mamma che diceva che doveva andare all'asilo per…

ASCOLTO E FRETTA NON VANNO D’ACCORDO

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La fretta è il mio peggior nemico in questo mio viaggio in ascolto. Ma dove devo arrivare con tutta questa fretta? Non lo so…..non lo so. Però con la fretta non si ascolta si sente. Riuscirei a stare seduto per ore ad ascoltare musica (uso il condizionale perché non ho la fortuna di avere ore a disposizione per stare seduto ad ascoltare musica), però appena qualcuno mi inizia a parlare tendo a chiudere la conversazione il più velocemente possibile. Anzi quando fanno pause troppo lunghe tra una frase e l’altra le riempio con le mie solite pillole di saggezza che non servono ad un piffero.
CORRI CORRI CHE FRETTAAnche quando parlo tendo a correre. In passato durante le interrogazioni e poi agli esami e poi alla presentazione della tesi tutti mi dicevano che parlavo troppo velocemente. Quando studiavo musica il mio maestro mi diceva sempre….”corri troppo” (e dava colpa al pattinaggio velocità che praticavo). Ma dove sto correndo? Dove voglio arrivare? Da dove voglio scappare? A scuola i ma…

MA TI ASCOLTI?

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In un vecchio post vi avevo proposto di registrarvi quando parlavate per poi riascoltarvi. Io ogni tanto questo esperimento le faccio e mi sono accorto che “…..sono fastidioso......”. Ci credo che le mie figlie non mi ascoltano. Sembra che abbia sempre fretta, non attendo le risposte, sono insistente, poco amichevole e quando sbarello, “mi arrabbio” e le cose peggiorano.
ASCOLTARSIQuando parlo però non me ne accorgo, non ci faccio caso, forse perché non mi ascolto. Sicuramente quando mi arrabbio non mi ascolto, perché a volte dico cose che vorrei rimangiarmi dopo 3 secondi (...troppo tardi ormai…). Ascoltarsi quando si parla non è facile, o almeno per me non è facile. L’ultima registrazione che ho fatto era mentre organizzavo un piccolo giochino con le bimbe, che però non aveva molto funzionato e mi chiedevo il perché. Beh riascoltandomi il perché è subito emerso. Avevo fretta.
AVERE FRETTASembrava che stessi perdendo il treno. Ovviamente le bimbe lo avevano percepito e sentivano questa…

ASCOLTARE LA NECESSITÀ DI ESSERE SE STESSI

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Questo articolo nasce dalla risposta di Luca (www.papoluca.it) ad un mio commento al suo articolo  Cambiamenti/2 dove si parlava appunto di cambiamenti. Nel mio commento evidenziavo come ogni cosa avesse il suo tempo ed adesso che sono papà, mi fa strano fare tutte quelle cose che facevo quando ero uno studente single. Altre persone che conosco, sia con figli sia senza, mi sembrano ancorati ai “vecchi tempi”. Luca, nella sua risposta mi fa notare come alcuni genitori hanno “voglia o bisogno” di condurre un certo tipo di vita, aspetto questo che mi ha portato a scrivere questo articolo.
LA NECESSITA' DI ESSERE SE STESSICome io ho scritto che mi fa strano vedere ancora papà che fanno serate e nottate con gli amici, altri papà potrebbero dire lo stesso di me, quando mi vedono andare ancora in moto come fossi un ragazzino. Ognuno di noi ha la necessità di essere se stesso. Se mi privassi della moto solo perché sono diventato papà, probabilmente avrebbe più effetti negativi che positivi…

ASCOLTARE LA PAURA

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Ecco il primo post dedicato all'ascolto delle emozioni. Oggi provo a raccontarvi la paura, una delle emozioni che più conosco. Sono tendenzialmente un pauroso, ma questa emozione il più delle volte non mi blocca. Piuttosto tende a farmi evitare la situazione. La paura se sentita ti travolge, ti pietrifica, ti spaventa, ti schiaccia. La paura se ascoltata è una risorsa importante, che ti permette di valutare i tuoi limiti, valutare le tue conoscenze.
COSA MI FA PAURAIo ho paura di ciò che non conosco, quindi mi trovo spesso ad indagare ed ad informarmi dei più svariati argomenti. Per contro, il sapere sempre prima le cose toglie la sorpresa. Adesso che sto scrivendo mi è sorto un dubbio, ma veramente ascolto la paura, o ho trovato un metodo per gestirla? In altri post parlavo di accettare le emozioni, quindi di accettare anche la paura. Se accetto la paura, posso ascoltarla e non devo mandarla via. Se vivo la paura di ciò che non conosco posso vivere appieno anche le eventuali sorpr…

I FIGLI ASCOLTANO

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Penso di aver detto mille volte che le mie figlie non mi ascoltano mai (tipica generalizzazione), specialmente 2010 (essendo la più grande è anche quella che fa testare a noi genitori le varie tappe evolutive, le altre quando arrivano hanno la fortuna o la sfortuna che noi genitori abbiamo già un po' di esperienza in più). Però mi sto accorgendo che invece 2010, 2013 ed anche 2016 ascoltano moltissimo ed hanno un modo di ascoltare molto particolare ed attento. Quindi posso tranquillamente dire che i figli ascoltano.
I FIGLI ASCOLTANO, MA COME?Loro non si limitano ad ascoltare, loro contemporaneamente, guardano, odorano, percepiscono. Hanno tutti i loro sensi puntati su di noi. Anche quando sembrano assenti loro ascoltano, anche quando giocano loro ascoltano. Quando non fanno quello che gli dici non è perché non ascoltano, è perché non lo vogliono fare. Questo lo dico, perché se ho detto mille volte che non ascoltano ho anche detto mille volte “...ma allora mi hai ascoltato….”.
I FIG…

CHIUDI GLI OCCHI ED ASCOLTA

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Oggi siamo andati a vedere un cascata ed ho proposto un giochino alle mie bimbe. Il gioco si chiama: "chiudi gli occhi ed ascolta".  Si chiudono gli occhi, si rimane in silenzio per qualche secondo, e poi si dice quello che si è sentito.

2010 ha detto “la cascata

2013 ha detto “la fontana

il mio amore ha detto “la cascata, l’aria fresca, e le bimbe che ridono

ed io “la cascata e le bimbe che mi gironzolano intorno
Quale è stato il risultato?Come prima volta direi che è stata un successo per il solo fatto che sono riuscito a fargli fare questo giochetto, che non prevedeva arrampicate, salti, corse o altro. E poi, l’unica secondo me che si è lasciata andare è stata 2013, perché il rumore dell’acqua che scorre l’ha associata a qualcosa che le era più familiare di una cascata ossia una fontana. Gli altri si sono fatti influenzare da quello che avevano visto e dalle loro conoscenze. Da questo piccole esperimento si riesce a capire quanto siano importanti gli altri sensi quando si …